Guido Marra - la mia pittura
Non è facile per me descrivere la mia pittura. Infatti attraverso i miei dipinti  non ho messaggi politici da lanciare, non ho tormenti interiori da esternare, non ho teorie filosofiche da dover raffigurare, non desidero rappresentare istanze sociali o meglio una  istanza sociale la sento: quella di far entrare nelle case oggetti da appendere alle pareti che possano contribuire in minima parte, con la loro muta  presenza, a rendere più piacevoli le giornate. Infatti la mia prevalente ricerca è volta ad una rappresentazione estetizzante. So che questa mia ricerca del bello farà sobbalzare i critici d’arte più accreditati, perché la loro valutazione di un'opera pittorica considera la componente estetica come una delle tante variabili che costituiscono  il metro di giudizio. Nel mio caso  però la componente estetica é quella fondamentale,  e  prevale su tutte le altre. Naturalmente "bello" non significa soltanto armonie di forme  e colori, perchè anche un quadro pieno di dissonanze formali e cromatiche può essere bellissimo, come, ad esempio, ci hanno dimostrato Van Gogh e Picasso, tra i figurativi, Rauschemberg e De Kooning tra gli astrattisti.

Ho scelto di dipingere quadri astratti per il bisogno di manipolare forme e colori senza condizionamenti e suggerimenti da parte del mondo reale, quale pura ricerca ove la libertà del fare fosse assoluta, ed ove il parto dell'opera fosse frutto vuoi di ragione, vuoi di istinto, vuoi di entrambi gli stimoli, ma che comunque scaturisse dall'intimo. Il tentativo è di trasmettere al fruitore le stesse mie sensazioni che, secondo il mio stato d'animo del momento ora sono tenere, ora forti, ma in ogni caso sempre piacevoli e positive. L'obiettivo non sempre viene raggiunto, dal momento che ogni osservatore presenta connotazioni psicologiche del tutto individuali e naturalmente diverse anche da quelle dell'autore.

Ritengo che un quadro figurativo,  pur essendo certamente volto anche alla ricerca di una sintonia di forme e colori, possa “distrarre” l’osservatore con i suoi  contenuti esteriori e imitativi, con percorsi a volte narrativi, a volte surreali, a volte simbolici o allegorici, a volte religiosi o mitologici, a volte evocativi. Per quanto la rappresentazione del mondo fenomenologico sia stata, in questi ultimi centocinquanta anni, nella maggior parte dei casi, trasfigurata, manipolata, stravolta, nel quadro figurativo si legge pur  sempre un “soggetto”, vuoi un ritratto, vuoi un natura morta, vuoi un paesaggio. In questo caso l’opera  ottiene la sua gratificazione da una serie di variabili in gioco, ove l’equilibrio di forme e colori acquista spesso una grande valenza, ma non è da sola l’opera pittorica.

Nell’opera astratta invece le forme, i colori, le geometrie, la grafica, le sfumature, le sbavature, le colature eccetera sono tutte fini a sé stesse, non devono rappresentare nulla, non devono raccontare nulla, non devono fare sfoggi imitativi: devono solo appagare lo spirito. Naturalmente lungi da me da voler criticare in senso riduttivo la pittura figurativa,  con la quale si possono raggiungere le più alte vette dell'arte, ma essa è  "un'altra cosa" rispetto all'arte astratta. Volendo fare un parallelo tra la pittura e la musica: ritengo che la musica lirica sta alla musica sinfonica come la pittura figurativa sta alla pittura astratta. Infatti la commozione suscitata nello spettatore da un brano straziante di una bella  opera lirica è in parte dovuta alla musica ed in parte al momento  coinvolgente della trama dell’opera. Allo stesso modo un valido quadro figurativo commuove per il sapiente accostamento di forme e colori, ma anche per la scena o la immagine rappresentata.  Per contro il coinvolgimento emotivo che viene da un mirabile brano di musica sinfonica, non raccontando alcuna storia, è dato da “pura musica”, così come l’appagamento che può dare un quadro astratto, dal momento che non rappresenta nulla, è dato solo dalla studiata e viscerale armonia di forme e colori.

A questo punto tenterò di approfondire il discorso sulla mia pittura. Non ho difficoltà a definirmi un pittore che realizza un astrattismo “eclettico”. Cosa vuol dire?  Quando mi sento in vena di iniziare un quadro, mi pongo di fronte alla tela "virtuale", assolutamente vuota e bianca e mi piace emozionarmi e domandarmi:  adesso cosa faccio? In quel momento storicizzo nella mia mente le mie riflessioni, nel senso che ripercorro i maestri dell'astrattismo da me più amati, senza avere nella mente immagini di opere mie precedenti o di altri autori astratti e naturalmente non riferendomi a nessun tipo di mondo reale; scorro nella mia mente tutte le principali “tipologie” di quadri astratti degli ultimi cento anni e mi immergo nei miei pensieri: sono capace di restare davanti alla tela bianca anche molto a lungo, finchè decido.

Ogni volta voglio fare un quadro nuovo, che sia molto diverso da quelli fatti in precedenza e non sia imitativo di altri, pur non potendo, anche se lo volessi, astrarmi anche dalla storia. Questo mi esalta, questo mi carica di una grande spinta creativa. Molti potrebbero contestarmi (e lo fanno) che la maggior parte dei pittori, compreso quelli che dipingono fuori dalla realtà, raggiungono rapidamente un proprio “stile” che li rende unici e  inconfondibili tra tutti. Basti citare per tutti la puntigliosa geometria ortogonale e basata solo sui tre colori primari di quel genio che è stato Mondrian, o la ossessiva ripetizione delle  bellissime "forchette" del grande Capogrossi. Personalmente trovo riduttivo  e monotono dipingere decine di quadri che siano una “variante sul tema”. Confesso che ci ho provato, ma la carica si svuota, l’esaltazione del nuovo svanisce e finisco con produrre un opera sicuramente peggiore di quella che voglio riproporre.
Per concludere, cos’altro posso dirvi della mia pittura? Posso solo definire i miei lavori una continua sperimentazione, svolta con tanto amore, con tanto entusiasmo, che ha un solo scopo ed un solo desiderio: lo scopo di rendermi felice nei momenti nei quali entro in completa sintonia con quello che sto facendo  ed il desiderio di trasmettervi anche un briciolo della mia felicità quando guardate una mia opera..

Guido Marra

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